In breve. Le malattie del pesco che contano davvero sono quattro: la bolla, che si decide tra febbraio e marzo e non si cura una volta entrata; la monilia, che infetta in fioritura e nelle due settimane prima della raccolta; la cydia, che buca i frutti con 4-5 generazioni l’anno; la forficula, che da predatrice di afidi è diventata un problema sulle pesche mature. Nessuna si risolve con un solo trattamento. Si gestiscono con monitoraggio, potatura che fa passare aria e luce, nutrizione equilibrata e prevenzione fatta al momento giusto. Una pianta in equilibrio reagisce ai danni; una pianta forzata no.

Un pesco può fare frutti da sogno o pesche bucate, marce e senza sapore, e la differenza raramente sta in un prodotto. Sta nel calendario, nella potatura, nel terreno e nella capacità della pianta di reagire quando qualcosa va storto. Roberto Castaldi, direttore tecnico di Farina di Basalto®, coltiva pesche da trent’anni con un obiettivo dichiarato: “mangiare una pesca col profumo e il sapore di pesca”. Nel video girato a marzo 2026 tra i suoi peschi, con 66.000 visualizzazioni, mostra senza filtri i frutti bucati dalla cydia e rosicchiati dalla forficula, accanto a quelli venuti bene. Questo articolo mette in fila le malattie del pesco e i parassiti che segnano di più il raccolto, cosa dicono le schede fitosanitarie e cosa ha imparato lui sbagliando.

Bolla del pesco: si decide prima che le foglie esistano

La bolla del pesco è la malattia più cercata e più temuta: foglie ispessite, arricciate, rosse, che cadono e lasciano la pianta senza fotosintesi proprio quando deve nutrire i frutticini e preparare le gemme dell’anno dopo. La causa è il fungo Taphrina deformans, e il punto che pochi hanno chiaro è questo: l’infezione avviene quando le gemme si rigonfiano e mettono a nudo i primi tessuti verdi, con bagnature prolungate di almeno 15 ore e temperature tra 5 e 15 °C. Le “foglie arricciate” di aprile sono il risultato di una pioggia di febbraio o marzo.

Da qui la regola dei tecnici del Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna: “nessun fungicida è in grado di svolgere una attività curativa nei confronti di T. deformans“. Si lavora solo in prevenzione, con i sali di rame dalla caduta delle foglie e, in primavera, con un intervento “il più vicino possibile alla pioggia considerata infettante”, prima che le spore germinino. Il fungo può colpire anche i frutticini per circa tre settimane dopo la caduta dei petali (Bugiani e Bariselli, Terra e Vita, febbraio 2023).

Castaldi lo mostra su una piantina colpita a inizio stagione: sotto le foglie deformate, sopra il nuovo getto sano. La pianta ha superato l’attacco rifacendo le foglie. “Il basalto è un prodotto lento, non è un prodotto veloce”, dice, “ma col tempo l’equilibrio porta fuori cose buone”. È il modo giusto di leggerla: la bolla non si cura, ma una pianta ben nutrita ha le riserve per ricacciare dopo la defogliazione, e la prevenzione dell’anno dopo parte da lì.

Monilia: fioritura e pre-raccolta, i due momenti che contano

La monilia del pesco è il marciume bruno dei frutti e il disseccamento dei fiori e dei rametti. Le specie Monilinia laxa e M. fructicola ripartono in primavera dai siti di svernamento, cioè “cancri sulle gemme formatisi l’anno precedente o conidi liberi sulla pianta, oppure dai frutti mummificati caduti o rimasti sulla pianta”. Le infezioni in fioritura avvengono tra 1 e 20 °C: a 10 °C servono 20 ore di bagnatura, a 15-20 °C ne bastano 12. Poi il fungo si ferma e torna nelle due settimane prima della raccolta, quando il frutto matura e diventa ricettivo; molte infezioni restano latenti e si manifestano dopo la raccolta, in magazzino (Bugiani e Bariselli, Terra e Vita, marzo 2023).

Le pratiche agronomiche indicate dagli stessi autori sono quelle che Castaldi ripete in ogni video: “equilibrata nutrizione, sesti d’impianto ampi e una buona potatura con asportazione e distruzione delle parti colpite e delle mummie”. Lui aggiunge il tempismo: “La monilia è un fungo che entra nel circolo della pianta e i danni vengono fuori anche dopo la raccolta. Ora non si vede, però c’è. Questo è uno di quei momenti in cui è importantissimo fare la prevenzione, partire presto”. Chi aspetta di vedere il marciume sul frutto è già in ritardo di due mesi.

Cydia molesta: il buco con la gomma

La cydia, o tignola orientale del pesco, è un tortricide arrivato in Italia negli anni Venti e oggi tra i fitofagi più dannosi delle drupacee. Sverna come larva matura nelle screpolature della corteccia o nel terreno e compie 4-5 generazioni l’anno: primo volo in aprile, secondo a inizio giugno, poi “da luglio a ottobre il volo degli adulti è praticamente continuo per l’accavallarsi delle generazioni estive e autunnali”. Sui germogli le larve scavano una galleria discendente che fa seccare l’apice “a bandiera”; sui frutti “penetrano in qualsiasi punto dell’epicarpo oppure dal peduncolo e scavano gallerie nella polpa in direzione del nocciolo”, lasciando rosura brunastra ed essudato gommoso. I frutti sono più esposti in fase di frutto noce e vicino alla maturazione: 20-25 giorni prima della raccolta per le varietà precoci, 40-45 per le tardive. La difesa consigliata dai disciplinari è la confusione sessuale, con soglia di 10 catture per trappola a settimana e Bacillus thuringiensis come insetticida privilegiato (Regione Emilia-Romagna, scheda Tignola orientale del pesco).

Forficula: l’alleata che si è messa a mangiare le pesche

La forficula, la forbicina con le pinze sull’addome, per decenni è stata considerata un’alleata del frutteto: preda afidi e psille, e sulle pomacee lo fa ancora. Sulle drupacee, però, quando le prede scarseggiano, si rivolge ai frutti: rosicchia buccia e polpa superficiale di pesche, nettarine e albicocche in maturazione e “le lesioni aprono la strada a marciumi, in particolare alle moniliosi”. Le osservazioni presentate alle Giornate Fitopatologiche 2026 cambiano anche la biologia da manuale: nei monitoraggi condotti in Emilia-Romagna tra il 2023 e il 2025 le forme giovanili sono comparse già da fine ottobre e hanno passato l’inverno sulle piante, e l’insetto si muove sulla chioma anche di giorno quando fa fresco: “più termofuga che lucifuga”. Il monitoraggio si fa con rifugi di cartone ondulato alla base delle piante e con lo scuotimento dei rami su un telo (AgroNotizie, luglio 2026).

Il danno da cydia e quello da forficula spesso si sommano sullo stesso frutto: la larva apre, la forbicina allarga. Ed è esattamente quello che Castaldi mostra a marzo.

La prova in campo di Roberto Castaldi: gli errori che insegnano

Il video più visto parte da una pianta seccata. “Questa non ha retto. Questo è stato uno sbaglio, perché quando uno prova deve accettare anche di fare gli sbagli. Sono gli sbagli che ci insegnano molto di più delle cose fatte bene”. Poi i frutti: quelli sani, che “si sentono anche dall’odore”, e quelli bucati. “Questa è la cydia, poi c’è entrata la forficula e ha fatto i suoi danni. La parte dove sono entrati gli insetti è più matura, la parte dove non sono entrati è più indietro”. La prova, dice, è che “qui non sono stati dati gli insetticidi”: è un frutteto condotto per vedere fin dove arriva la pianta da sola, e i danni sono il prezzo della prova. Ma la pianta punta dagli insetti “ha reagito bene e sta rifacendo le foglie nuove”.

Il resto del metodo lo raccontano gli altri video del suo pescheto. La potatura fatta “per essere in equilibrio con la pianta”, con le canne che tengono aperte le branche: “deve passare l’aria, deve entrare il sole”. Il diradamento, la nutrizione e i trattamenti contro i funghi come operazioni “da fare di conseguenza, non una esclude l’altra”. Le varietà scelte con un tecnico per il terreno che si ha, e l’innesto che sfrutta piedi adatti al suolo. Dopo una grandinata sui frutticini, la pianta “talmente forte che li ha mandati avanti comunque”. E una conclusione che vale per tutte le malattie del pesco: “Il Padreterno non ci manda tutti gli anni le stesse condizioni. Deve essere l’uomo che si adatta”.

Va detto con chiarezza: nessun prodotto cura la bolla, la monilia o i buchi della cydia. Quello che la nutrizione e la cura del suolo possono fare è dare alla pianta le riserve per reagire e la struttura per far passare aria e luce, che sono le due cose che i funghi temono di più.

Il calendario del pesco in un anno

  • Caduta foglie, novembre: raccolta e distruzione delle mummie, primo intervento a base di rame contro la bolla, concimazione di fondo con sostanza organica e ammendante.
  • Febbraio-marzo, gemme che si gonfiano: il momento della bolla; intervento prima della pioggia infettante, potatura che apre la chioma.
  • Fioritura, marzo-aprile: monilia sui fiori con bagnature lunghe; trappole per la cydia dal primo volo di aprile.
  • Frutto noce, maggio-giugno: diradamento, secondo volo della cydia, confusione sessuale attiva.
  • Pre-raccolta, luglio-agosto: due settimane critiche per la monilia, forficula sui frutti maturi, controllo dei rifugi di cartone.
  • Post-raccolta, settembre-ottobre: la pianta prepara le gemme dell’anno dopo; concimazione organica e rimozione dei frutti rimasti.

I prodotti a base di Farina di Basalto® nel pescheto

Per via fogliare, Farina di Basalto® XF è il corroborante che crea una barriera fisica sulla foglia e sul frutto, persistente e con effetto cicatrizzante, in sospensione acquosa all’1,5-3%: si usa lungo il ciclo, con la copertura da rinnovare dopo le piogge. MICOBAS® Foglia è il concime fogliare con micorrize per le frutticole, 1 kg/hl ogni 10 giorni circa, per una pianta che assorbe meglio acqua e nutrienti.

Al suolo, dopo la raccolta o alla ripresa vegetativa, MARZYO porta sostanza organica, acidi umici e minerali sotto chioma: 400-600 kg/ha o 1 kg per pianta. In autunno OTTOBRYO, ammendante di roccia basaltica, lavora sulla porosità e sul drenaggio del terreno del frutteto, 500-1000 kg/ha. Per l’impianto di nuove piante, MICOBAS® Suolo Argilloso alle radici.

I prodotti a base di Farina di Basalto® non sono fitosanitari: non sostituiscono rame, confusione sessuale, monitoraggio e potatura. Sono la parte di nutrizione e protezione fisica di un pescheto condotto in equilibrio. Per il calendario della propria varietà e del proprio terreno, chiedi una consulenza ai tecnici dell’azienda. Sugli afidi, l’altro ospite fisso del pesco in primavera, c’è un articolo dedicato.

Il video dal campo

Il video di marzo 2026 in cui Roberto Castaldi mostra i frutti bucati dalla cydia e dalla forficula accanto a quelli sani, in un pescheto condotto senza insetticidi per prova. Gli altri video del suo pescheto, sulla bolla, sulla prevenzione della monilia e su diradamento e nutrizione, sono sul canale YouTube.

Domande frequenti sulle malattie del pesco

Quali sono le malattie più comuni del pesco?

La bolla (Taphrina deformans), la monilia (Monilinia laxa e fructicola), l’oidio e il corineo tra i funghi; la cydia, gli afidi e, da qualche anno, la forficula tra gli insetti. Bolla e monilia si giocano in prevenzione, la cydia con confusione sessuale e monitoraggio.

Cosa fare per la bolla del pesco?

Prevenire: nessun fungicida cura la bolla una volta entrata. Si interviene con sali di rame alla caduta delle foglie e, tra febbraio e marzo, prima della pioggia infettante, quando le gemme si gonfiano con temperature tra 5 e 15 °C. Le foglie colpite in aprile vanno accettate: la pianta ricaccia, e la prevenzione riparte l’autunno dopo.

Perché le pesche sono bucate?

Un buco con rosura e gomma è la cydia: la larva entra dalla buccia o dal peduncolo e scava verso il nocciolo. Rosicchiature superficiali sui frutti maturi, spesso di notte, sono forficula. I due danni si sommano e aprono la strada alla monilia.

Quando si tratta la monilia sul pesco?

In fioritura, con bagnature lunghe tra 1 e 20 °C, e nelle due settimane prima della raccolta. Fuori da queste finestre contano potatura, rimozione delle mummie e nutrizione equilibrata, perché molte infezioni restano latenti e compaiono dopo la raccolta.

La forficula fa bene o male al pesco?

Entrambe le cose. Preda afidi e psille, ma sulle pesche e nettarine mature rosicchia i frutti e favorisce i marciumi. Le osservazioni 2023-2025 in Emilia-Romagna mostrano giovani già da fine ottobre e attività anche di giorno con il fresco: il monitoraggio con rifugi di cartone va fatto anche in autunno.

Come si rinforza un pesco contro malattie e parassiti?

Con potatura che fa passare aria e luce, diradamento, nutrizione equilibrata al suolo dopo la raccolta e per via fogliare durante il ciclo, e un terreno che drena. Una pianta con riserve reagisce alla bolla, alla grandine e alle punture; una pianta forzata con azoto no.

Conclusione

Le malattie del pesco non si battono in un giorno di trattamento: si gestiscono in un anno di calendario. Bolla e monilia in prevenzione, cydia e forficula con monitoraggio, e in mezzo la potatura, il diradamento e la nutrizione che rendono la pianta capace di reagire. Per la parte di nutrizione e protezione fisica, Farina di Basalto® XF sulla chioma e MARZYO sotto chioma sono i due prodotti pensati per il frutteto. Il calendario per il tuo pescheto lo costruiamo insieme.