In breve. La concimazione del pomodoro si decide prima del trapianto: fosforo, potassio e sostanza organica nel terreno, azoto poco e graduale. Il pomodoro asporta più potassio che azoto, e l’azoto in eccesso produce piante lussureggianti con tanta foglia, pochi frutti, frutti molli e più marciume apicale. Un pomodoro sodo e in equilibrio regge meglio stress e parassiti, Tuta absoluta compresa. Il resto lo fanno il trapianto al momento giusto, le consociazioni ragionate e, dove serve, l’innesto.

Ogni primavera la stessa scena: piante di pomodoro alte, verdi, piene di foglie, e a luglio pochi frutti, spesso molli, con qualche macchia nera sul fondo. Chi le ha coltivate pensa che manchi qualcosa e aggiunge concime. Quasi sempre è il contrario: è la concimazione del pomodoro a essere sbilanciata, con troppo azoto e poco di tutto il resto. Roberto Castaldi, direttore tecnico di Farina di Basalto®, nella primavera 2026 lo ha spiegato in una serie di video dal campo che hanno superato le 280.000 visualizzazioni. Questo articolo mette in fila cosa dicono i numeri e cosa ha visto lui tra le file di pomodori.

Cosa chiede il pomodoro al terreno

Il pomodoro è una coltura esigente e chiede gli elementi in un ordine preciso. Per ogni tonnellata di frutti prodotta asporta circa 2,5 kg di azoto, 1 kg di anidride fosforica, 4 kg di ossido di potassio e 5 kg di ossido di calcio: su una resa da industria di 100 t/ha significa 250 kg di azoto, 100 di fosforo, 400 di potassio e 500 di calcio per ettaro (Schippa e Meazzi, Rivista di Orticoltura 1/2025, citati da Terra e Vita). Il primo elemento per fabbisogno non è l’azoto: è il potassio, che serve a zuccheri, colore e consistenza del frutto, seguito dal calcio.

Da qui la regola della concimazione di fondo: fosforo, potassio e sostanza organica si incorporano nel terreno prima del trapianto, perché nel suolo si muovono poco; l’azoto si dà in quota limitata alla partenza e poi frazionato durante il ciclo, seguendo la pianta. Il potassio viene richiesto soprattutto verso la fine del ciclo, quando i frutti ingrossano e maturano. Chi coltiva pochi metri quadri di orto e chi fa ettari di pomodoro da industria seguono la stessa logica con mezzi diversi.

Quando e come trapiantare i pomodori

Il trapianto dei pomodori si fa quando il rischio di gelate è passato e le minime restano stabilmente sopra i 10-12 °C: in gran parte d’Italia tra fine aprile e metà maggio, prima al Sud e sulle coste, più tardi al Nord interno e in collina. Le distanze consigliate sono 40-50 cm sulla fila e 70-100 cm tra le file, con le varietà a crescita indeterminata più fitte sulla fila e quelle determinate più larghe (Orto da coltivare).

Castaldi distingue due casi che chiedono terreni diversi. “Un agricoltore che vuole piantare 10, 20, 30 pomodori per consumo familiare lavora il terreno, fa un’adeguata concimazione e poi trapianta. Altra cosa è il pomodoro da industria, che viene seminato direttamente in terra preparando il terreno in maniera particolare, soprattutto raffinandolo, con la manichetta e volumi d’acqua maggiori”. Nel secondo caso il concime deve trattenere azoto, fosforo e potassio nonostante l’acqua: “dandogli tanta acqua il fosforo viene portato via e dà adito all’ingiallimento delle foglie”. Le foglie gialle nei pomodori irrigati molto, in altre parole, spesso non sono una carenza da correggere con l’azoto ma un dilavamento da prevenire con la struttura del terreno.

Troppo azoto: tante foglie, pochi frutti

È l’errore più comune e anche il più documentato. Un corso dell’Università di Bari sulla concimazione in orticoltura descrive così la pianta con eccesso di azoto: “crescita più lussureggiante, colore verde scuro, fogliame succulento, tessuti poveri di sostanza secca e di fibra, meno resistenti al freddo e agli stress ambientali, più suscettibili all’attacco dei parassiti”. Sul pomodoro in particolare l’eccesso di azoto produce “aumento del marciume apicale dei frutti, diminuzione della sostanza secca, diminuzione della consistenza dei frutti, maturazione scalare” e, nel pomodoro da industria, difficoltà di raccolta meccanica. Gli effetti negativi dell’eccesso, conclude il documento, “risultano in molti casi addirittura più numerosi rispetto a quelli derivanti da condizioni di carenza” (B. De Lucia, Università di Bari, 2018).

Castaldi, davanti a piante alte e vuote, non usa giri di parole: “Questo è uno squilibrio. Avete sbagliato voi: avete dato in maniera non corretta il substrato dove avete messo i pomodori. A volte i pomodori fanno tanta frasca, vanno alti e non producono”. La correzione non è aggiungere: è riequilibrare. “L’ideale è usare un prodotto con azoto, fosforo e potassio molto equilibrato”, con un azoto organico che si rende disponibile un po’ alla volta per tutto il ciclo invece di spingere la vegetazione in una volta sola. Il meccanismo è noto: quando l’azoto abbonda la pianta investe in foglie e germogli, non in fiori e frutti.

Un pomodoro sodo: potassio, calcio e marciume apicale

La consistenza del frutto non è un dettaglio da gourmet: è un indicatore di equilibrio. I frutti sodi hanno più sostanza secca, si conservano di più e resistono meglio ai danni meccanici. Il potassio è l’elemento che più incide su zuccheri, colore e compattezza; il calcio è quello che previene il marciume apicale, la macchia nera e infossata sul fondo del frutto che compare nelle fasi di allegagione e ingrossamento. Il marciume apicale non è una malattia ma una fisiopatia: il calcio non arriva al frutto per irrigazione irregolare, radici in sofferenza o, appunto, eccesso di azoto che ne ostacola il movimento.

Per questo la strategia non è “più concime” ma “concime giusto al momento giusto”: fondo con fosforo, potassio e sostanza organica, azoto graduale, irrigazione regolare, e attenzione alle radici, che sono l’organo che porta il calcio al frutto. Un terreno che drena e respira fa più di qualsiasi correzione fogliare tardiva.

Tuta absoluta: cosa fa e perché una pianta in equilibrio conta

La Tuta absoluta, o tignola del pomodoro, è un piccolo lepidottero originario del Sud America arrivato in Italia nel 2008. Compie fino a 10-12 generazioni l’anno con cicli che si sovrappongono; alle temperature ottimali, intorno ai 30 °C, una generazione dura solo 29-30 giorni. Le larve scavano gallerie nelle foglie, che assumono un aspetto traslucido, e nell’ultima età si spostano su fusti e frutti: nel frutto la galleria apre la strada a patogeni secondari e nei casi peggiori le infestazioni “possono causare perdite di produzione fino al 100%”. Il Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna indica il monitoraggio con trappole a feromoni, una ogni 3.500 m², e una soglia di intervento di 2 foglioline con danno fresco per pianta o 30 catture settimanali (Regione Emilia-Romagna, scheda Tignola del pomodoro).

Cosa c’entra la concimazione? C’entra con la suscettibilità. La pianta lussureggiante da eccesso di azoto, con tessuti ricchi d’acqua e poveri di fibra, è “più suscettibile all’attacco dei parassiti”, dice il documento dell’Università di Bari. Castaldi lo racconta dal lato del frutto: “A noi interessa un pomodoro che deve essere duro, perché deve essere poco attaccato: la Tuta fa un buco nel pomodoro e ci rovina il frutto. Un pomodoro bello duro ci fa un prodotto superiore sia di gusto che di profumo”. È un’osservazione di campo, non una difesa: contro la Tuta servono monitoraggio, reti, insetti utili e le strategie dei disciplinari. Ma la pianta in equilibrio è il punto di partenza di tutte.

Consociazioni: pomodori e cipolle, con una cautela

Le consociazioni del pomodoro sono una pratica antica che torna utile nell’orto familiare. Castaldi la spiega così: “Se fate una fila di pomodori e accanto ci mettete l’insalata, verranno aggrediti tutti e due da tanti insetti. Se invece accanto ai pomodori mettete le cipolle avrete una concentrazione più adeguata: ci sono insetti che colpiscono i pomodori e non la cipolla, e la cipolla fa da deterrente verso tanti insetti, ad esempio i lepidotteri. Dalla parte di là delle cipolle ci potete mettere l’insalata”. E le aromatiche: “Hanno profumi e odori che tengono lontani molti insetti che colpirebbero i pomodori”.

Una cautela agronomica va detta: cipolla, aglio e scalogno vogliono meno acqua del pomodoro, e chi irriga tutto allo stesso modo rischia di farli marcire. La soluzione è la stessa che indica Castaldi: file distinte, con la cipolla come fascia di separazione e un’irrigazione a goccia regolata per fila. Tra le altre compagne di fila consigliate ci sono basilico, lattuga, fagioli e tagete, che aiuta contro i nematodi; da evitare accanto ai pomodori patate, peperoni e melanzane, che condividono le stesse malattie, e le cucurbitacee, che competono per acqua e nutrienti (Orto da coltivare, consociazioni del pomodoro).

Pomodoro innestato e substrati: radici forti prima di tutto

Il pomodoro innestato sfrutta la radice di un portinnesto più vigoroso e più resistente alle malattie del suolo, come fusariosi e verticilliosi, e ai nematodi. In Italia l’innesto copre circa il 40% delle superfici in serra passiva e quasi tutte quelle nelle serre più attrezzate, anche per la difesa dal virus ToBRFV (Italiafruit News, aprile 2026). Nell’orto la pianta innestata costa di più ma perdona di più.

Castaldi mostra la piantina innestata con il gancetto che unisce nesto e portinnesto e insiste sul substrato: “Questa è fibra di cocco, molto fine e molto leggera. Deve drenare l’acqua in maniera ottimale, perché drenando l’acqua le malattie fungine del terreno non entrano”. Il substrato drenante va però arricchito di minerali, perché da solo non nutre: la sua regola è aggiungere al terriccio una piccola percentuale di roccia basaltica macinata e, se serve azoto, un concime organico. Vale per il semenzaio, per il ripicchettamento e per il vaso: il terriccio di semina e quello di coltivazione hanno esigenze diverse, e la piantina si sposta quando le radici bianche girano intorno al pane di terra.

La prova in campo di Roberto Castaldi

Tra aprile e maggio 2026 Castaldi ha seguito il trapianto dei pomodori in diversi orti e appezzamenti, sia familiari sia professionali. Il metodo è sempre lo stesso: terreno lavorato per 20-30 cm e arricchito prima del trapianto con un concime organico equilibrato, poi il trapianto e un primo trattamento fogliare sulle piantine, ripetuto dopo una settimana perché “con l’aumentare delle temperature gli insetti gireranno tanto di più”. Le piante che ha mostrato a metà aprile, innestate e messe a dimora su terreno preparato così, erano “piante dure, che difficilmente verranno attaccate da insetti o da funghi”, con una produzione prevista da metà estate fino a settembre-ottobre.

La sua lettura è coerente con i numeri visti sopra: un terreno che porta sostanza organica, fosforo e potassio, e un azoto organico che si rende disponibile un po’ alla volta, danno una pianta compatta invece di una pianta gonfia. Va detto con chiarezza: nessun concime cura una pianta malata e nessun prodotto sostituisce la difesa dalla Tuta. Quello che si può fare è arrivare all’estate con una pianta che si difende meglio da sola.

I prodotti a base di Farina di Basalto® per il pomodoro

MARZYO è il concime organico pellettato per la concimazione di fondo: letame avicolo trasformato e basalto micronizzato, con azoto organico a rilascio graduale (1,8% di azoto totale), fosforo, potassio (3% di ossido di potassio) e i microelementi della roccia. In orticoltura si distribuisce in pre-trapianto, localizzato, 500-1000 kg/ha; nell’orto familiare 100 g/m². È il prodotto che Castaldi usa per il terreno “equilibrato” dei video.

MICOBAS® Suolo Argilloso porta micorrize e batteri della rizosfera alle nuove radici: al trapianto in pieno campo 500-800 kg/ha, nel substrato di semenzaio 1-2 kg/m³. Radici più estese assorbono meglio acqua, potassio e calcio, cioè proprio gli elementi del frutto sodo.

MICOBAS® Foglia è il concime fogliare con micorrize per il primo trattamento dopo il trapianto e per il ciclo: sulle orticole 1-2 kg/hl dal trapianto alla raccolta. Farina di Basalto® XF, corroborante, crea sulla foglia una barriera fisica e si usa in sospensione acquosa all’1,5-3%. Per arricchire di minerali terricci e substrati, semenzaio compreso, c’è NutriTerra.

I prodotti a base di Farina di Basalto® non sono fitosanitari e non sostituiscono monitoraggio, rotazioni e irrigazione corretta. Per il piano di concimazione del proprio orto o del proprio appezzamento, chiedi una consulenza ai tecnici dell’azienda. Sul fusarium, la malattia del suolo che l’innesto aiuta a evitare, c’è un articolo dedicato.

I video dal campo

I tre video più visti della serie sul pomodoro girati da Roberto Castaldi nella primavera 2026: il terreno per un frutto sodo, la preparazione del terreno al trapianto e l’errore dell’azoto.

Domande frequenti sulla concimazione del pomodoro

Qual è il concime più adatto per i pomodori?

Un concime di fondo con sostanza organica, fosforo e potassio, e poco azoto a rilascio graduale. Il pomodoro asporta più potassio che azoto: 4 kg di ossido di potassio contro 2,5 kg di azoto per tonnellata di frutti. I concimi ricchi di azoto pronto spingono la foglia, non il frutto.

Quando dare il concime ai pomodori?

La concimazione di fondo si fa prima del trapianto, incorporando il concime nel terreno lavorato per 20-30 cm. L’azoto, se serve, si fraziona in piccole dosi durante la crescita; il potassio conta soprattutto da allegagione a maturazione. Mai azoto abbondante in prossimità della raccolta.

Perché i pomodori fanno tante foglie e pochi frutti?

Quasi sempre per eccesso di azoto: la pianta investe in vegetazione invece che in fiori e frutti. I tessuti restano ricchi d’acqua e poveri di fibra, i frutti sono meno sodi e più soggetti a marciume apicale. La correzione è riequilibrare con potassio e sostanza organica, non aggiungere altro azoto.

Come si evita il marciume apicale del pomodoro?

Il marciume apicale è una fisiopatia da carenza di calcio nel frutto, favorita da irrigazione irregolare, radici in sofferenza ed eccesso di azoto. Si previene con irrigazione costante, terreno che drena, radici sane e una concimazione senza eccessi di azoto.

Cosa piantare vicino ai pomodori?

Basilico, lattuga, fagioli, tagete e aromatiche sono buone compagne. Le cipolle funzionano come fascia di separazione contro molti insetti, ma vogliono meno acqua: file distinte e irrigazione regolata. Da evitare patate, peperoni, melanzane e cucurbitacee accanto ai pomodori.

Conviene il pomodoro innestato?

Sì dove il terreno ha una storia di fusariosi, verticilliosi o nematodi, o dove si coltiva pomodoro nello stesso posto da anni. Il portinnesto dà radici più vigorose e resistenti. In Italia copre circa il 40% delle serre passive. Nell’orto costa di più ma riduce i fallimenti.

Conclusione

La concimazione del pomodoro è una questione di equilibrio più che di quantità. Fosforo, potassio e sostanza organica prima del trapianto, azoto poco e graduale, irrigazione regolare, e la pianta arriva all’estate compatta, con frutti sodi e meno esposti a marciume apicale e parassiti. Le consociazioni e l’innesto aggiungono margine di sicurezza. Per la concimazione di fondo, MARZYO e MICOBAS® Suolo Argilloso sono i due prodotti a base di Farina di Basalto® pensati per il trapianto delle orticole. Il piano per il tuo orto lo costruiamo insieme.