In breve. In Italia il grano si semina in autunno: da metà ottobre in Pianura Padana, nella prima decade di novembre al Centro, a fine novembre al Sud. La resa però si decide prima, nella preparazione del terreno: un suolo compatto o con il letto di semina troppo fine, dopo un inverno di piogge come quello del 2026, va in asfissia radicale, il grano ingiallisce e l’urea data in primavera lo rende verde senza restituirgli peso specifico e proteine. La prevenzione si fa a settembre, lavorando su struttura, drenaggio e sostanza organica: è qui che entrano i prodotti a base di Farina di Basalto® per il suolo.
Ogni autunno la domanda è la stessa: quando si semina il grano? La risposta sul calendario è semplice e la trovate nel primo paragrafo. Quella che conta davvero è un’altra: in che condizioni arriverà quel grano a marzo, quando le piogge invernali hanno già fatto il loro lavoro sul terreno. Nell’inverno 2026 molti campi del Centro Italia si sono presentati ingialliti, a chiazze, con piante ferme in accestimento e radici che non assorbivano più nulla. Non era una malattia: era asfissia radicale, cioè radici senza ossigeno in un suolo saturo d’acqua. E il danno, nella maggior parte dei casi, era stato deciso mesi prima, al momento della semina del grano e della preparazione del letto di semina.
Questo articolo mette in fila le tre cose che servono: il periodo giusto per seminare, il motivo per cui il terreno decide la resa più del seme, e cosa ha visto in campo Roberto Castaldi, direttore tecnico di Farina di Basalto®, nei campi colpiti dalle piogge di quest’anno.
Quando si semina il grano in Italia
Il frumento autunno-vernino si semina tra ottobre e novembre, con una finestra che si sposta verso sud man mano che il clima si fa più mite. Le epoche indicative per l’Italia sono queste:
- Pianura Padana e Nord: da metà a fine ottobre;
- Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio): prima decade di novembre;
- Italia meridionale e isole: fine novembre, con il grano duro che nelle annate tarde arriva a dicembre.
La logica agronomica è una sola: le piantine devono arrivare ai freddi invernali allo stadio di tre foglie, né oltre né prima. Seminare troppo presto espone la coltura a virosi e a uno sviluppo eccessivo prima del gelo; seminare troppo tardi accorcia l’accestimento e riduce il numero di spighe per metro quadro. Esistono varietà cosiddette “alternative” che si possono seminare fino a febbraio, ma sono l’eccezione, non la regola.
Sulla quantità di seme, il riferimento tecnico per il grano duro è un investimento di circa 400 piante per metro quadro. La dose in chili per ettaro si calcola dal peso di mille semi e dalla germinabilità: con un seme da 50 grammi per mille e germinabilità al 90% si arriva a circa 220 kg/ha. Su un terreno mal preparato o con semina molto ritardata la dose va alzata per compensare le fallanze (fonte: scheda tecnica frumento duro, Società Produttori Sementi).
Il grano resta la prima coltura italiana per superficie. Per il 2025 le stime Ismea su dati Istat indicano oltre 1,1 milioni di ettari di grano duro, per circa 3,8 milioni di tonnellate, e circa 498.000 ettari di grano tenero per 2,6 milioni di tonnellate (report Ismea, ottobre 2025). Su queste superfici, una stagione di piogge sbagliate non è un dettaglio: è una voce di bilancio.
Il terreno decide prima del seme
Un suolo agrario in buone condizioni è composto, in volume, da circa 50% di parte solida, 25% di aria e 25% di acqua. Le radici del grano respirano: consumano ossigeno e lo trovano nei macropori, gli spazi più grandi tra le particelle. Quando quei pori si riempiono d’acqua e restano pieni per giorni, l’ossigeno finisce e la radice smette di lavorare (FruitJournal, aprile 2025).
Tre fattori rendono un terreno incline a questo problema:
- tessitura fine e scarsa struttura: i terreni argillosi hanno pochi macropori di partenza;
- compattamento: passaggi di macchine su terreno umido, lavorazioni ripetute alla stessa profondità, suola di lavorazione. Il compattamento da solo costa in media il 10-20% della resa e, nei casi gravi, fino al 60%;
- letto di semina troppo fine. È il punto meno intuitivo. Nel 2015 Gianfranco Pradolesi, su Terra e Vita, descriveva frumenti “affogati” dopo 200 mm di pioggia in pochi giorni: i casi più gravi erano proprio nei terreni preparati “tipo tavolo da biliardo”, mentre dove la zollosità era rimasta più grossolana la coltura non appariva in sofferenza, perché il suolo manteneva maggiore capacità di infiltrazione (Terra e Vita, marzo 2015).
La sostanza organica è l’altro lato della medaglia. Il Disciplinare di produzione integrata della Regione Lazio ricorda che rappresenta solo l’1-3% della fase solida in peso, ma il 12-15% in volume, e che un terreno argilloso è considerato “normale” tra l’1,2% e il 3%; sotto l’1,2% è povero. È la sostanza organica che tiene insieme gli aggregati, lascia aperti i pori e limita “compattamento ed erosione nei suoli argillosi” (Regione Lazio, DPI 2025, norme generali). Molti terreni a cereali, dopo decenni di paglia asportata e poco letame, sono sotto quella soglia.
L’inverno 2026: piogge record e grano in asfissia
Quest’anno il problema non è stato teorico. L’Osservatorio AUBAC, l’Autorità di bacino dell’Appennino Centrale, ha pubblicato il 18 febbraio 2026 i dati di gennaio: Lazio 234 mm (+190% sulla media), Umbria 169 mm (+146%), Toscana 159 mm (+113%), Abruzzo 152 mm (+97%), Marche 110 mm (+70%). A Roma tra gennaio e metà febbraio erano caduti 291,9 mm, il 44% della pioggia media di un anno intero. Il documento parla di “suoli più saturi” e di ruscellamento concentrato (AUBAC, febbraio 2026). In Toscana, nelle aree cerealicole della provincia di Grosseto, la pioggia persistente ha impedito l’accesso alle macchine e ritardato le semine, con punte oltre i 300 mm in un mese nella zona di Massa Marittima (MeteoWeb, febbraio 2026).
Su un grano già seminato, un inverno così produce una sequenza riconoscibile:
- i macropori si saturano, l’ossigeno nel suolo si esaurisce e le radici passano a un metabolismo fermentativo;
- la decomposizione anaerobica della sostanza organica produce ammoniaca invece di nitrati e composti tossici per la radice; il manganese diventa più solubile e il ferro meno disponibile;
- la pianta riduce l’assorbimento di acqua e nutrienti, chiude gli stomi, ingiallisce: clorosi diffusa, più marcata nei terreni calcarei, apparato radicale ridotto con radici disseccate;
- l’accestimento si ferma. È il quadro che Pradolesi riassumeva in “scarso assorbimento dell’azoto e insufficiente disponibilità di ferro”.
Un dettaglio operativo: su una coltura in asfissia il diserbo aggrava la situazione. Terra e Vita segnalava frumento clorotico proprio negli appezzamenti già diserbati, soprattutto con graminicidi, e consigliava di attendere l’asciugamento del terreno prima di intervenire.
Perché l’urea dopo le piogge non risolve
La reazione più comune davanti a un grano giallo a marzo è dare azoto, di solito urea. La pianta rinverdisce in pochi giorni e il campo sembra salvo. Roberto Castaldi, direttore tecnico di Farina di Basalto®, lo ha visto fare in diversi appezzamenti nella primavera 2026 e lo descrive così nei video girati in campo: “Te rivedi la pianta verde, ma non è che sta meglio. Non gli hai tolto nulla: gli hai solo dato il vigorismo”. E ancora: “Una pianta malata non può fare un peso specifico alto”.
Il meccanismo dietro questa osservazione è noto. L’azoto dato su radici che non lavorano viene assorbito poco e male; quello che entra spinge la parte aerea, non ricostruisce l’apparato radicale né il numero di culmi persi. Il risultato è una granella leggera, con peso specifico e proteine bassi, cioè i due parametri su cui si forma il prezzo del grano duro (le proteine sono considerate basse sotto il 12% sulla sostanza secca, medie tra 12 e 13,5%, alte oltre). Gli interventi azotati tardivi, alla botticella-spigatura, agiscono sulla qualità del glutine più che sulla produzione (Il Nuovo Agricoltore, 2019): non recuperano spighe che non si sono formate.
C’è poi il problema opposto, a monte: l’azoto dato troppo presto se ne va con l’acqua. Il Disciplinare del Lazio quantifica le perdite per lisciviazione con una formula semplice: la percentuale di azoto “pronto” perso è pari ai millimetri di pioggia caduti tra ottobre e gennaio meno 150. Con i 169 mm del solo gennaio 2026 in Umbria, il conto si chiude da solo. Nei terreni a drenaggio lento o impedito il Disciplinare stima perdite di 40-50 kg di azoto per ettaro all’anno, e precisa che quei valori tengono conto anche “dell’effetto negativo che la mancanza di ossigeno causa sui processi di mineralizzazione della sostanza organica”. Per questo, nelle colture a ciclo autunno-vernino, lo stesso Disciplinare ammette azoto in pre-semina solo dove non ci sono rischi di lisciviazione e comunque sotto i 30 kg/ha; il resto va in copertura, quando la pianta lo usa. Fosforo e potassio, al contrario, nei cereali autunno-vernini si distribuiscono solo durante la lavorazione del terreno, perché nel suolo si muovono poco.
Come preparare il terreno per la semina del grano
Se il danno di marzo nasce a settembre, è a settembre che si lavora. La preparazione del terreno per la semina ha quattro punti fermi.
1. Lavorare per l’acqua, non solo per il seme
L’obiettivo è un profilo che lasci passare l’acqua in profondità. Le lavorazioni a due strati (aratro ripuntatore o decompattatore seguito da un affinamento leggero) rompono la suola di lavorazione senza rivoltare tutto il profilo. La minima lavorazione e la semina su sodo funzionano dove la struttura è già buona; su un argilloso compattato la ripuntatura resta il primo passo. In ogni caso: lavorare a umidità giusta, mai su terreno bagnato, e ridurre i passaggi.
2. Non affinare troppo
Il letto di semina “tavolo da biliardo” è il peggior alleato delle piogge intense. Una zollosità moderata in superficie mantiene l’infiltrazione e riduce il ruscellamento. Il seme del frumento non ha bisogno di un letto da orticoltura: ha bisogno di contatto con il terreno e di pori aperti sotto.
3. Drenaggio: solchi acquai e capezzagne
Nei campi declivi e nei bassi, i solchi acquai tracciati subito dopo la semina portano via l’acqua in eccesso prima che saturi il profilo. È il lavoro più economico dell’annata e quello che più spesso si salta.
4. Concimazione di fondo: struttura prima dei numeri
La concimazione di fondo del grano si fa durante la lavorazione e riguarda fosforo, potassio e, soprattutto, sostanza organica. Gli ammendanti (letame maturo, compost, concimi organici pellettati) si incorporano al terreno; il Disciplinare stima che nell’anno di distribuzione circa il 40% dell’ammendante incorporato venga mineralizzato, il resto lavora negli anni successivi sulla struttura. È un investimento sul suolo, non un pasto per la coltura. Le dosi dipendono dall’analisi del terreno: sotto l’1,2% di sostanza organica in un argilloso, l’apporto non è facoltativo.
La prova in campo di Roberto Castaldi
Tra metà e fine marzo 2026 Castaldi ha documentato diversi campi di grano in accestimento colpiti dalle piogge. Il quadro era lo stesso ovunque: piante ingiallite a chiazze, radici ridotte, e in molti appezzamenti l’urea già distribuita. “Ha ributtato perché gli hanno dato l’azoto”, osserva in uno dei video davanti a una pianta rinverdita ma con l’apparato radicale compromesso; “farà il frutto, ma leggero, e quello che interessa nel grano è il peso specifico”.
La sua lettura è agronomica prima che commerciale: il problema non era l’azoto mancante, era il terreno che non respirava. Da qui la scelta di lavorare sulla pre-semina di settembre, quando il suolo è asciutto e si può incorporare: sostanza organica e roccia basaltica macinata distribuite insieme, prima della lavorazione, per dare al profilo più porosità e una riserva di elementi minerali che le piogge invernali non dilavano. “Il risparmio è prevedere”, dice Castaldi. “Se si prevede, si fanno le cose giuste prima. Un organismo che sta bene difficilmente si ammala”.
Va detto con chiarezza: nessun prodotto cura un grano in asfissia a marzo. Quello che si può fare è arrivare a marzo con un terreno che non va in asfissia, o ci va meno e per meno tempo.
I prodotti a base di Farina di Basalto® per la pre-semina
Per il trattamento al suolo prima della semina del grano, la linea Farina di Basalto® ha due prodotti pensati per lavorare insieme.
MARZYO è il concime organico pellettato della linea: letame avicolo trasformato e basalto micronizzato in un’unica miscela. Porta nel terreno sostanza organica (carbonio organico 22%), acidi umici, azoto organico a rilascio graduale (1,8% di azoto totale) e i macro e microelementi della roccia basaltica. Sui seminativi si distribuisce in pre-semina, 500-800 kg/ha, con una leggera lavorazione che lo incorpora. Con l’1,8% di azoto, 500-800 kg/ha equivalgono a 9-14 kg di azoto per ettaro, in forma organica: dentro il limite dei 30 kg/ha del Disciplinare e coerente con la logica “struttura prima dei numeri”.
OTTOBRYO è l’ammendante inorganico di roccia basaltica, pensato proprio per l’autunno: distribuito prima della lavorazione, a 500-1000 kg/ha, lavora sulla macroporosità del suolo, cioè sull’aria per le radici e sull’acqua che deve scorrere invece di ristagnare. Si usa da solo o insieme alla sostanza organica, anche su superficie inerbita, ed è consentito in agricoltura biologica.
A completare la pre-semina c’è la concia del seme con ANNUM, di cui abbiamo parlato in un articolo dedicato. Per chi vuole capire cosa succede sotto terra quando le radici non respirano, il caso della moria del kiwi racconta lo stesso meccanismo su una coltura arborea.
I prodotti a base di Farina di Basalto® non sono fitosanitari e non sostituiscono drenaggio, lavorazioni e analisi del terreno: lavorano sul suolo, nella finestra in cui il suolo si può ancora lavorare. Il piano di concimazione per il proprio terreno e la propria varietà si costruisce con i tecnici dell’azienda: chiedi una consulenza.
I video dal campo
I due video girati da Roberto Castaldi nella primavera 2026 sui campi di grano colpiti dalle piogge: il primo sull’asfissia radicale e sull’errore dell’urea, il secondo sulla preparazione del terreno a settembre.
Domande frequenti sulla semina del grano
Quando si semina il grano duro e quando il grano tenero?
Entrambi si seminano in autunno. Il grano tenero, più resistente al freddo, tra metà ottobre e metà novembre nel Centro-Nord; il grano duro tra fine ottobre e fine novembre, arrivando a dicembre al Sud e nelle isole. L’obiettivo è avere piantine a tre foglie all’arrivo dei freddi.
Quanto seme serve per un ettaro di grano?
Per il grano duro si punta a circa 400 piante per metro quadro. La dose dipende dal peso di mille semi e dalla germinabilità: con un seme da 50 grammi e germinabilità al 90% servono circa 220 kg/ha. Su terreni mal preparati o semine tardive si aumenta.
Che cos’è l’asfissia radicale del grano?
È la condizione in cui le radici restano senza ossigeno perché i pori del terreno sono pieni d’acqua per giorni. La radice smette di assorbire acqua e nutrienti, nel suolo si formano composti tossici e la pianta ingiallisce e ferma l’accestimento. Colpisce soprattutto terreni argillosi, compattati o con letto di semina troppo fine.
Perché il grano ingiallisce dopo le piogge?
Perché le radici in asfissia non assorbono più azoto e ferro, e perché parte dell’azoto presente nel terreno viene dilavato. Il giallo non è quasi mai una carenza da risolvere con più concime: è il sintomo di un terreno saturo che non respira.
Si può dare azoto al grano prima della semina?
Poco e non sempre. Il Disciplinare di produzione integrata del Lazio lo ammette nelle colture autunno-vernine solo dove non ci sono rischi di lisciviazione e comunque sotto i 30 kg/ha. La concimazione di fondo riguarda fosforo, potassio e sostanza organica; l’azoto si dà in copertura, frazionato, quando la pianta lo utilizza.
Il grano è ingiallito a marzo: cosa si può fare?
Prima di tutto non peggiorare: attendere che il terreno asciughi prima di diserbare e ricalcolare l’azoto tenendo conto delle perdite. L’urea rinverdisce la pianta ma non ricostruisce radici e culmi persi, quindi non recupera peso specifico e proteine. La correzione vera si fa nella pre-semina successiva: drenaggio, lavorazioni a umidità giusta, sostanza organica e ammendanti.
Conclusione
La semina del grano ha una data, ma la resa ha un calendario più lungo che inizia a settembre. L’inverno 2026 lo ha ricordato a molti: con 150-230 mm di pioggia in un solo mese, la differenza tra un campo verde e uno giallo l’hanno fatta la struttura del suolo, il drenaggio e la sostanza organica, non il concime di marzo. Se quest’autunno dovete preparare un terreno a grano, il punto di partenza è il suolo: analisi, lavorazione per l’acqua, concimazione di fondo con ammendanti. Su questa parte del lavoro, MARZYO e OTTOBRYO sono i due prodotti a base di Farina di Basalto® pensati per la pre-semina. Il piano per il vostro campo lo costruiamo insieme.
